European social forum

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malmoIl sindaco, Giuseppe Nicosia, è stato a Malmö, in Svezia, in occasione del quinto European Social Forum, in programma dal 17 al 21 settembre 2008.

Nicosia, che è stato chiamato a relazionare dalla Cgil funzione pubblica nazionale, ha rappresentato i sindaci italiani che si battono perché l’acqua resti in mano pubblica.

INTERVENTO AL SOCIAL FORUM DI MALMÖ

Con deliberazione del 2 ottobre 2007 la conferenza dei Sindaci e del Presidente della Provincia di Ragusa, dopo aver annullato le procedure di gara per la selezione di un soggetto imprenditore socio privato di minoranza in società mista affidataria in concessione della gestione del sistema idrico integrato, ha deciso di adottare la forma del Consorzio di cui al testo unico sulla normativa per gli enti locali da costituirsi secondo le forme delle Aziende Speciali di cui all’art 114 del citato decreto. Tale scelta affondando le ragioni nella consapevolezza del carattere primario di bene pubblico per eccellenza, bene comune dell’umanità, diritto inalienabile, non suscettibile di logiche di mercato e di pratiche di privatizzazione.

La decisione della Conferenza dei Sindaci della Provincia di Ragusa di prevedere per l’ATO una gestione interamente pubblica ha avuto una vasta eco in Sicilia dove le ATO a capitale misto pubblico privato hanno dimostrato tutta la loro incapacità ad affrontare e risolvere gli storici problemi della insufficienza idrica ed hanno causato un esasperato aumento dei costi per i cittadini, oltre ai vari sospetti e critiche sulle possibili operazioni speculative in terra ove la criminalità ha avuto un’attenzione sempre particolare per i grandi appalti e per le dinamiche di infiltrazione malavitosa nei lavori pubblici.
Già in Italia i 91 ambiti territoriali ottimali in generale non hanno dato i risultati sperati in termini di efficienza e di investimenti, finalizzati anche alla riduzione degli sprechi che comportano talvolta perdite fino a picche del 50% dell’ormai preziosa risorsa. Anzi hanno sostanzialmente semplificato il sistema degli appalti in un settore per il quale sono prevedibili investimenti per svariate decine di miliardi di euro in infrastrutture e dunque maggiore dovrebbe essere, invece, la soglia di attenzione per come vengono effettuate le commesse pubbliche. Hanno inoltre dato vita a casi di “mala gestio” quali i casi, tanto per citare i più noti, di ATO 3 e Publiacqua in Toscana, di AcquaLatina in Lombardia e di Benevento, o in Sicilia di Agrigento con Siciliacque, di Enna , Catania , Caltanissetta e adesso anche Palermo.

Proprio in Sicilia è stato spinto il piede sull’acceleratore della privatizzazione con quest’ultima società, costituita dalla Regione ma in quota minoritaria rispetto ai gruppi privati di Sicilia Hydro con la compagnia francese Veolia. E proprio in Sicilia, terra notoriamente assetata d’acqua, bene che ha originato le prime guerre di mafia o che ha fatto registrare le più incredibili storie di criminalità attorno agli appalti delle dighe, l’insuccesso degli Ato a gestione privata è stato evidenziato dai ricorsi agli organi di giustizia amministrativa da parte dei sindaci dell’agrigentino e del calatino, dalla continuità dei disservizi storici nell’erogazione idrica, dallo spropositato innalzamento del costo che in alcune Ato ha sforato l’euro al metro cubo raggiungendo financo vette del 1,69.

La consapevolezza di questi “non ottimali” risultati aveva già orientato negativamente alcuni comuni della provincia di Ragusa, ma è doveroso dire che il coraggio di annullare gli atti di una gara arrivata ormai in stadio avanzato si è raggiunto da parte di tutti gli enti locali a seguito del grande movimento di opinione che sull’argomento è stato messo su da parte di associazioni giovanili, culturali, ambientaliste quali i “cittadini Invisibili” Legambiente etc, le esortazioni, le ripetute presenze e sollecitazioni di un grande promotore della difesa dell’acqua pubblica quale padre Alex Zanotelli, il grande attivismo e le manifestazioni studentesche e sindacali, con in testa la CGIL F.P. e federazione provinciale di Ragusa che hanno coinvolto migliaia di persone in mobilitazioni e manifestazioni con cui l’intera provincia ha preso coscienza dell’impossibilità di procedere alla privatizzazione senza scontrarsi con le reali volontà della collettività. Gli incontri e le assemblee con il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua e con il Comitato italiano Contratto Mondiale sull’acqua hanno ancor meglio definito il quadro delle sensibilità istituzionali nei confronti dell’acqua in mano esclusivamente pubblica e consentito l’avvio della proposta di gestione consortile in forma di Azienda Speciale.

Certo la scelta di annullare la procedura di gara per la privatizzazione non è stata facile né indolore. Diversi gli ostacoli burocratici rappresentati, svariate le minacce di risarcimenti milionari nei confronti delle aspettative dei privati, pareri legali e un contenzioso che vede il Comune che mi onoro di rappresentare impegnato accanto alla provincia di Ragusa non solo avanti il Tribunale Amministrativo Regionale ma anche, unico comune ad essersi costituito contro la società privata, avanti il Consiglio di Giustizia Europea.

Ma un ente locale come quello di Vittoria, combattivo come non è solito vedere negli apparati politico amministrativi quando si tratta di difendere i beni comuni, che è già impegnato con successi giudiziari nella difesa delle proprie sorgenti dall’aggressione delle multinazionali del Gas e del Petrolio (nel contenzioso contro la Regione e contro la Panther Eureka per le atutorizzazioni alla ricerca di idrocarburi in zona di salvaguardia di sorgenti che erogano da oltre un secolo l’acqua potabile alla Città), che è pronto ad avviare un contenzioso contro Siciliacque per la illegittima gestione privatistica dei pozzi di proprietà del Comune, non poteva non mostrarsi sensibile su una tematica quale quella posta dal Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua e, conseguentemente, non sentirsi capofila ideale in Ato Ragusa del nobile tentativo ora di trasformare una ottima idea e proposta in atti amministrativi certi per la realizzazione nell’Ato Ragusa della prima azienda speciale consortile interamente pubblica per la gestione del servizio e delle reti idriche.

D’altronde, perché non mutuare le esperienze migliori e sicuramente più autorevoli di altre realtà europee che hanno mantenuto l’acqua in mano pubblica? Grandi città quali Madrid, Amsterdam, Bruxelles, Stoccolma, la stessa Parigi leggiamo che provvederà a interrompere la privatizzazione del 1985 è avvierà la ripubblicizzazione in una nazione dove tradizionalmente i servizi di distribuzione dell’acqua sono gestiti privatamente ma dove si sta avviando un processo di ripubblicizzazione dell’acqua che investe varie grandi Città (Tolosa, Bordeux, Lione etc).

L’associazione dei Consumatori francese UFC-Que Choisir ha riscontrato notevoli differenze di costi tra le realtà ove l’acqua è privatizzata e invece le municipalità ove esse non lo è ed è intervenuta anch’essa a consigliare la gestione pubblica. La ripubblicizzazione è oggi forse una tendenza maggiormente avvertita a livello mondiale piuttosto che nel nostro paese e nell’unione europea come testimonia il sito WWW.remunicipalisation.org , sito curato dal Corporate Europe Observatory, nell’aggiornare la cartografia mondiale di quelle città e realtà che nel mondo hanno conseguito la piena consapevolezza del carattere diseconomico della privatizzazione dell’acqua e, pertanto, rimunicipalizzano i propri servizi. Considerevole oramai la rete delle associazioni e dei movimenti che a livello mondiale aderiscono e sostengono con varie azioni e sensibilizzazioni sulla pubblicizzazione dell’acqua e che ha favorevolmente orientato la presa di coscienza locale.

D’altronde lo stesso Consiglio Nazionale dell’Economia e Lavoro ha proposto, nel documento “osservazioni e proposte su tutela delle risorse idriche” approvato dall’Assemblea il 5.6.08, l’istituzione nel nostro paese di un’Autorità per la tutela delle risorse idriche motivando in modo del tutto consimile alle tematiche care ai movimenti per la difesa dell’acqua pubblica che “l’acqua è un bene troppo prezioso per non essere tutelato in modo molto rigoroso, tanto da singolo cittadino, quanto dalla collettività. Possiamo vivere senza petrolio, ma non senza acqua” e ancora “Per il fatto di essere risorsa indispensabile alla vita, limitata in natura e per la quale va garantita l’accessibilità in termini universali l’acqua, va considerata come bene comune “fondamentale” e, dunque, di proprietà e gestione pubblica, al pari della salute, istruzione e sicurezza” .

Queste in sintesi le motivazioni e le logiche che hanno supportato e orientato la possibilità per i comuni della provincia di Ragusa di avviare un percorso di costituzione di azienda speciale pubblica in linea peraltro col modello di gestione proposto dalla legge di iniziativa popolare già depositata in parlamento con la sottoscrizione di oltre 400.000 firme.
Il metodo che si è attivato a seguito delle proposte e delle indicazioni provenienti dal Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’acqua, dalla CGIL F P, è stato partecipativo ed un grande merito che va riconosciuto agli amministratori dell’Ato provincia di Ragusa è quello di aver coinvolto in un processo di confronto progressivo e ampio i movimenti della società civile di Ragusa e il Forum dei Movimenti, confronto quanto mai opportuno laddove si decidono le sorti di un bene comune quale l’acqua.

Ora, alla fase finale di un processo partecipativo altamente democratico che ha riunito enti locali, forze sindacali e movimenti attorno alla proposta di gestione attraverso la azienda speciale pubblica, devono essere vinte le resistenze burocratiche e le incertezze normative della legislazione italiana e comunitaria. In altre parole non siamo ancora alla fase conclusiva ed il rinnovato quadro politico nazionale e locale non è l’unico elemento di perplessità alla soluzione pubblicistica.
Noi riteniano che, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale (272/2004), ma soprattutto nonostante la recentissima riforma neoliberista e privatizzatrice varata nel nostro paese (Decr. 112/2008) le condizioni per addivenire al modello pubblico prospettato ci siano tutte. Partendo dalla definizione del servizio idrico integrato come servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, previa integrazione dello Statuto dei Comuni con deliberazione dei rispettivi consigli comunali, si renderebbe possibile in Italia il ricorso al testo unico enti locali, dando vita quindi alla Azienda speciale in considerazione della natura del servizio e delle motivazioni che inducono ad individuarlo come privo di rilevanza economica e della particolare tipologia giuridico amministrativa dell’Azienda Speciale, che consente il raggiungimento delle finalità pubbliche di efficienza, efficacia ed economicità, trattandosi si di azienda pubblica – con le garanzie circa l’utilizzo di una risorsa come l’acqua che ne conseguono – ma dotate di propria personalità giuridica e di autonomia imprenditoriale. Ciò consentirebbe di superare le talvolta difficoltà burocratiche della P.A. e che hanno costituito sinora uno degli argomenti più convincenti a sostegno della privatizzazione.

In altre parole lo strumento proposto si propone di perseguire contemporaneamente gli obiettivi di operatività e di reale controllo ed indirizzo pubblico.
Come ha avuto modo di osservare Marco Bersani nei primi commenti alla recente normativa liberista del Decreto 112/08 l’impianto proposto consentirebbe di superare anche le perplessità nate con l’approvazione di quest’ultimo. La norma fa infatti riferimento ai “servizi di interesse generale di rilevanza economica”, pertanto, in virtù
delle prerogative degli enti locali in materia di individuazione e gestione di tali servizi garantite dal titolo V della Cost, la delibera dell’ente locale che definisca il servizio come “privo di rilevanza economica” varrebbe a sottrarlo alla scure della liberalizzazione obbligatoria e tra l’altro la normativa prevederebbe le aziende speciali quali forme di gestione possibile per tali servizi in alternativa alle spa.

Insomma il dibattito è aperto. Le procedure perché l’ato idrico Ragusa sia interamente pubblico avviate. Le associazioni ed i comitati coinvolti. Il processo partecipativo e democratico ampio e consolidato. Il sostegno del sindacato anche a livello giuridico e propositivo. La volontà degli Enti locali ampiamente manifestata e orientata verso la permanenza in mano pubblica della risorsa acqua. Il grande movimentiamo delle associazioni che hanno costituito una rete di difesa e sensibilizzazione mondiale attorno ai temi della pubblicizzazione dell’acqua, il Comitato contratto mondiale sull’acqua, i forum internazionale a difesa dell’acqua ci spingono a difesa del bene pubblico. Lavoriamo perché la burocrazia e le normative neoliberiste non riportino indietro un importante processo di ripubblicizzazione che rimetterebbe in linea la provincia di Ragusa –confidiamo seguita da altre ATO- con le più avvedute realtà metropolitane europee che non hanno mai voluto cedere il controllo e la tutela dell’acqua ai privati e con quelle che hanno già scontato i danni della privatizzazione e tornano con convinzione al pubblico